Concerto per voci, corpi e marionette
PROGETTO VINCITORE DEL PREMIO TUTTOTEATRO ALLE ARTI SCENICHE “DANTE CAPPELLETTI” – VI ED. 2009ideazione, testo e regia di Gigi Borruso
con Gigi Borruso, Ludovico Caldarera, Serena Rispoli
fantocci Elisabetta Giacone
Transit Teatro in coproduzione con Festival Visioni
“Gli acrobati di Rilke, gli angeli di Wenders, il cabaret yiddish e personaggi di sogno, che popolano l’immaginario europeo, si trasformano nei ‘diversi’ di oggi: nomadi, migranti, rom, bambini, adulti. Lo studio FUORI CAMPO di Gigi Borruso è un viaggio sospeso e di impossibile equilibrio, alla ricerca di una compiuta drammaturgia che viva di associazioni, indignazioni e colpi di teatro struggenti, come l’apparizione di fantocci, che nel finale perderanno il volto, nella denuncia di un mondo dove l’ombra degli uomini diventa sempre più trasparente” (Motivazione del Premio).
Il progetto prende spunto dalle interviste realizzate da Danilo Dolci in Sicilia negli anni ’50 e ’60, e da una serie di audio-interviste compiute insieme con alcuni amici, attori, insegnanti, operatori sociali, nei quartieri popolari di Palermo, fra sottoproletariato e immigrati e senza dimora.
Il corpo degli interpreti, come la realtà che è chiamato ad evocare, sarà trattato come un oggetto, un esemplare anatomico da plasmare e offrire al pubblico ludibrio. Ma cos’è quello lo stupore che porta con sé? C’è ancora vita nel sottoscala del Teatro? Forse, a dispetto dell’omertà diffusa, da qualche parte, fra i corpi spariti alla vista e fra i pagliacci dell’Arte si nasconde la passione, la furia e la gioia di re-inventare ogni cosa. Dentro questo gioco, ora clownesco, ora livido, la pièce è attraversata da violente irruzioni del discorso politico contemporaneo, dalle chiacchiere che circolano fra grandi e piccoli protagonisti della scena nazionale: contrappunto inevitabile per descrivere la distanza che separa la realtà dalla manipolazione ideologica in atto.
Le registrazioni proposte nello spettacolo sono state effettuate a Palermo presso il campo nomadi della “Favorita”, fra i senza dimora che gravitano nella zona di Piazza Marina, fra gli immigrati sudanesi ospitati presso il Laboratorio Zeta. Verranno proposte inoltre alcune registrazioni originali di Radio Libera (25 marzo 1970), la prima radio “illegale” d’Italia, che visse solo per 27 ore prima di essere chiusa dalla polizia, da cui Danilo Dolci lanciò uno storico appello sul diritto alla libertà di informazione.
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