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Calatafimi Segesta Festival 2010

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LA DONNA DI SAMO

MERCOLEDĂŚ 28 LUGLIO – ORE 19.30

di Menandro

traduzione e regia Mario Prosperi
con Catia Assirelli, Alessandra Cavallari, Andrea Murchio, Mario Prosperi, Marco Santini, Roberto Zorzut
voce Maria Piazza
maschere Silvio Merlino e Sandro Mautone (dai modellini del Museo Archeologico di Lipari)
scena Renato Mambor
luci Valerio Di Filippo
costumi Beatrice Bordone
musiche popolari a cura di Maria Piazza, Adriano Dragotta, Cristiano D’Aliesio

POLITECNICO TEATRO associazione culturale

Il teatro antico di Segesta ospita – come un unico dittico in due serate consecutive – le due commedie di Menandro:
“La donna di Samo” (Samia) e “L’arbitrato” (Epitrepontes). Tradotte da Mario Prosperi, per conto dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico, si avvalgono, nella messa in scena, di maschere tratte dai modellini in terra cotta custoditi oggi nel Museo Archeologico di Lipari, che l’archeologo Luigi Bernabò Brea trovò nei suoi scavi sull’isola e identificò con i caratteri della Commedia Nuova. Menandro, alla fine del IV secolo avanti Cristo, è il più famoso esponente di questa commedia, chiamata Neà (nuova), che Plauto e Terenzio importarono in seguito nella cultura latina. Tuttavia, prima dei ritrovamenti archeologici di cui si è detto, e prima del lungo e appassionato lavoro interpretativo di Mario Prosperi, questo autore era (e in parte è ancora) ignoto alle scene. La lettura, ricostruzione e interpretazione di questo teatro è in pieno svolgimento ed è singolare che questa scoperta sia stata riservata al nostro tempo, un tempo “postmoderno”, di bilanci e di prospettive inedite, così come Menandro occupò uno spazio “finale” nella grande tradizione ateniese e creò di fatto un sistema di comunicazione che avrà il massimo successo nelle generazioni a venire.
“La donna di Samo”: la vicenda. Due famiglie vivono dirimpettaie sulla stessa piazzetta: la famiglia di Demea, che vive nell’agiatezza, e quella di Nikèrato, povero e di vedute ristrette. La figlia di Nikèrato, Plàngon, in seguito a una relazione clandestina con Moschion, figlio adottivo di Demea, mentre i genitori sono assenti per un viaggio di affari, ha partorito un bambino. I due giovani sono innamorati e vogliono sposarsi, ma per non crearsi ostacoli a motivo dello scandalo, decidono, di concerto con le donne e i servi di entrambe le famiglie, di affidare il neonato a Chrysis, la concubina di Demea, che può allattarlo in quanto essa stessa ha partorito pochi giorni prima un bambino, ma lo ha affidato a una casa di orfani, non consentendole il suo status di concubina di allevarlo. Chrysis spera di ottenere l’affetto di Demea per questo figlio, facendolo passare per suo, onde persuaderlo ad accettare un vincolo coniugale al quale finora è sempre stato refrattario. La bugia, quando tornano i due vecchi, ha conseguenze inattese e dirompenti, finché, chiariti gli equivoci, si celebra, a crepuscolo inoltrato, il matrimonio su cui tutti sono d’accordo fin dall’inizio.

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