GIULIO CESARE O DELLA CONGIURA
di William Shakespeare
adattamento drammaturgico Maurizio Panici
regia Maurizio Panici
con
Edoardo Siravo (Antonio)
Leandro Amato (Bruto)
Massimo Reale (Cassio)
Maurizio Panici (Ottaviano)
Andrea Bacci (Cinna)
Gigi Palla (Casca)
con la partecipazione di
Renato Campese (Cesare)
scene Francesco Ghisu
costumi Marina Luxardo
Ppoduzione Argot e Teatro dei Due Mari

Shakespeare fa delle tragedie un condensato delle cronache regali e sottopone la storia a un processo di assolutizzazione che ne svela l’immutabile meccanismo. La Storia è personale, ha nomi e pochi protagonisti, raramente vi fa la sua comparsa il popolo.
Nell’adattare il testo shakesperiano e quindi nell’elaborare l’idea di regia ho seguito la strada della sottrazione. Ho quindi alleggerito la struttura drammatica originaria, riducendo di conseguenza il numero dei personaggi ed eliminato il contesto storico e politico, per porre al centro del lavoro l’azione, le passioni e le emozioni di ogni singolo personaggio. Ricollocare “al centro” l’operato individuale mi ha permesso di avvicinarmi alla parte più profonda e oscura dell’animo umano, di sondarla e di fare emergere per tale via tutta la modernità insita nel testo shakesperiano.
Da un brusio indistinto, fatto di voci, suoni e ossessioni, emergono i protagonisti, uomini travolti dall’invidia, vinti dalle certezze, contagiati dalla crudeltà e dal caos, presi da una tensione insopportabile che può placarsi solo con la morte. I personaggi si stagliano con chiarezza in un luogo formalmente semplice e rigoroso, con forti richiami alla classicità , un luogo che racchiude un universo fatto di luci e ombre, dove la minaccia e l’inquietudine aleggiano continuamente. Questo universo mentale, evocato da un paesaggio sonoro ricco di suggestioni, prende la forma di un grande gioco di tattica e strategie, nel quale le parole hanno il potere di muovere all’azione e l’andamento dei pensieri si fa musica.
Gli attori diventano così “strumenti” della parola che, sola e libera da ogni inessenziale orpello, distilla significati “alti”, con continui affondi retorici e scatti emotivi.
La storia di Cassio, Bruto, Antonio e Ottaviano, diventa esemplare della storia di ogni singolo individuo, in ogni tempo, perché è difficile sottrarsi a passioni ancestrali ed emozioni violente quando si è forniti di “carne e sangue e dotati di intelletto” come Shakespeare fa dire a Giulio Cesare nel suo ultimo monologo. In questo senso il “Giulio Cesare” è l’opera più vicina alla tragedia greca, perché va al cuore stesso del senso tragico e ne rivela il significato.
Lo spettacolo, prendendo spunto da queste riflessioni, punta a essere un’analisi emozionale/emozionata dei protagonisti e della esemplarità del loro ruolo e condizione e sceglie la
via “antropologica”, che d’altronde lo stesso Shakespeare indica, per una analisi profonda dell’animo umano. Uno spettacolo questo dove il “calore dei corpi” si raffredda e si stempera nell’esercizio verbale/mentale dei protagonisti.
Maurizio Panici
