IONE
da Euripide
regia e movimenti Aurelio Gatti
con Ernesto Lama, Sebastiano Tringali, Cinzia Maccagnano, Stefano Annoni
e con Gianna Beduschi, Gioia Guida, Paola Bellisari, Annalisa D’Antonio, Monica Camilloni
scene e costumi Capannone Moliere
produzione Ente Teatro Cronaca – Laboratorio Teatro dei Territori, in collaborazione con Ass. Arpa e Teatri di Pietra

Ermes pronuncia un prologo esponendo gli antefatti: Creusa, figlia di Eretteo, fu violentata da Apollo, ma la sua gravidanza rimase segreta per volere del dio. Abbandonò il neonato nella grotta dove Apollo l’aveva posseduta ed Apollo chiese ad Ermes di salvarlo e portarlo nel suo santuario, a Delfi. Allevato dalla sacerdotessa, il bambino crebbe nel tempio e una volta adulto fu nominato custode delle offerte votive. Nel frattempo Creusa ha sposato Xuto ma la loro unione è sterile ed ora sono presso il santuario di Delfi per chiedere all’oracolo come avere figli. Entra Ione e comincia a pulire il tempio pronunciando lodi di Apollo. Segue il coro, le serve di Creusa che fingono di visitare il tempio di Delfi, e chiedono a Ione il permesso di entrare nel tempio. Sopraggiunge Creusa, la donna è in lacrime, turbata dal ricordo della violenza subita, ma rifiuta di confidarsi con Ione che si è sollecitamente preoccupato nel vederla piangere. Infine Creusa chiede a Ione di aiutarla ad avere un responso in segreto e racconta la propria storia ma, per pudore, dice di trattarsi di vicende accadute ad un’amica. Ione avverte Creusa che non otterrà mai il responso che
richiederebbe, da parte di Apollo, l’ammissione di una propria colpa. E’ un dialogo complesso quello fra Ione e Creusa, sempre sul punto di sfociare in una rivelazione che invece non arriva. Il dialogo viene interrotto dall’entrata in scena di Xuto che è pronto per consultare l’oracolo ed invita Creusa a ritirarsi per pregare. Rimasto solo Ione pronuncia un discorso deprecando Apollo che – come ha appena appreso – aveva violentato una giovane ed abbandonato il figlio. Si tratta di un’amara presa di coscienza da parte di un giovane che, custode del tempio, è vissuto fino ad allora in un’ingenua letizia. Dal tempio esce Xuto al quale l’oracolo ha ordinato di salutare come figlio il primo uomo che incontrerà, ovviamente incontra Ione e si affretta ad abbracciarlo. Ione crede Xuto impazzito o confuso dall’oracolo ma a poco a poco l’inganno di Apollo assume, nel
dialogo fra i due, l’aspetto di una vicenda reale. Ione infine si lascia convincere ed abbraccia Xuto come padre. Ione e Xuto vanno a banchettare. Creusa dialoga con un vecchio, quindi chiede alle donne del coro notizie sul verdetto ricevuto da Xuto che raccontano gli eventi dei quali sono state testimoni. Nei discorsi fra Creusa, le donne ed il vecchio l’ambiguità che caratterizza tutta l’opera
si fa ancora più intensa: nasce il sospetto che Xuto abbia sempre saputo del figlio, che anzi abbia ordito la tresca ai danni delle moglie sterile. Turbata dalle rivelazioni, Creusa pronuncia dure parole contro Apollo, svelando la storia della violenza subita e del figlio esposto. Il vecchio spinge Creusa alla vendetta che, nulla potendo contro Apollo, decide di sopprimere Ione e chiede allo stesso vecchio di introdursi al banchetto in corso per avvelenarlo. Nella scena successiva entra correndo il servo per annunciare che l’attentato è fallito e che i potenti di Delfi hanno condannato Creusa per aver tentato di uccidere una persona sacra. Creusa cerca rifugio presso l’altare del tempio, qui la raggiunge Ione che vorrebbe ucciderla ma non può farlo per non contaminare il recinto sacro. Entra la Pizia che ha allevato il giovane e cerca di calmarlo. Gli consegna il canestro e le bende nei quali l’ha trovato e gli consiglia di cominciare a cercare la madre. E’ Apollo, dice la Pizia, che le
ha ispirato l’idea di conservare quegli oggetti ed è ancora Apollo che ora le ordina di restituirli al giovane. Creusa, nel vederli, comprende finalmente la verità ed abbandona l’altare per abbracciare il figlio ritrovato. Ione sta per ucciderla ma prima chiede alla donna di dimostrare le sue affermazioni descrivendo senza vederli gli oggetti contenuti nel canestro. Creusa descrive una stoffa da lei stessa intessuta con l’immagine della Gorgone ed un ramo sempreverde dell’ulivo piantato da Atena. Il riconoscimento è compiuto: madre e figlio si abbracciano. Creusa svela a Ione che il suo vero padre è Apollo e giura sugli dei di dire la verità. Ione dubita ancora e non comprende perché Apollo lo abbia voluto dare come figlio a Xuto. A risolvere la situazione compare Atena e conferma che Apollo ha fatto in modo che Ione entri nella casa di Xuto per diventare re di Atene. Atena annuncia inoltre che Creusa e Xuto avranno “prole comune” e che dalla loro casata discenderanno tutte le più importanti popolazioni della Grecia. Infine Atena si congeda annunciando a Creusa e a Ione un radioso avvenire, quanto a Xuto lo si lasci godere “la sua bella illusione”.
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