OLÁ MEDEA!
News pubblicata il 15 ago, 2008
Venerdì 15 Agosto – Ore 19:00 – al Teatro Antico
Sabato 16 Agosto – Ore 5:00 – Alba al Teatro Antico
Sabato 16 Agosto – Ore 21:00 – al Castello Eufemio di Calatafimi S.
Ipotesi di trasformazione e adattamento scenico alla vita
da Euripide
regia e drammaturgia Gianluca Bottoni

Questa Medea è interpretata dalla transessuale brasiliana Leila Daianis, neo donna, piena di vita: venuta dal nordest del mondo, in un gioco di affettività familiari mancate, su questo palcoscenico, forte e pronta ad adattarsi alla sorte, a cambiare rotta, a rifare la valigia per continuare a contestualizzarsi e ad allevare, orgogliosa di raccontarsi e destra a quelle angherie che solo la sofferenza, il distacco, l’esilio, la differenza, la mescolanza, allenano nella vita di tutti i giorni, le donne di tutti i tipi… tutti i tipi di Medea.
Medea è la vita: rifiuta la violenza perché legata ai valori “femminili” della maternità e sta oltre una linea che la divide dalla società per la sua “estranezzità”

Inconsistente il testo, improvvisata la recitazione, fuoriviante il titolo nel richiamo o rilettura alla Medea classica, inoltre la recenzione rappresentativa on line non rispecchia minimamente ciò che è stato messo in scena, assolutamente non all’altezza del luogo spettacolare, che rimane magico ed incantevole.
A me è sembrato invece molto poetico e contemporaneo, soprattutto nel testo.
Mi è piaciuto molto, soprattutto per l’analogia fra il dolore di Medea e quello del transessuale, il finale è molto poetico soprattutto perché lascia in sospeso l’esito della decisione sull’assassinio dei figli, trapela in tutto lo spettacolo l’oppressione alla quale ogni persona diversa è stata sottoposta.
Mi è piaciuto perché è graffiante ma non aggressivo, perché ti costringe a riflettere anche sui tuoi dubbi in modo costruttivo…….
Mi ha ricordato il libro “Medea” di Crista Wolf, mi è piaciuto molto anche perchè mi è sembrato un modo di far vedere luci e ombre di questo personaggio
Lo spettacolo ci è piaciuto molto per il tema trattato,estremamente attuale e disconosciuto ai più! La recitazione di Medea è stata vibrante e piena di poesia, come la sua capacità di trasmettere la sua dolce rabbia nel presentare una vita, la sua vita, la nostra vita, la vita di Medea. Ha saputo lasciare dentro di noi un segno molto molto forte! Bello l’intreccio tra la storia di Medea, dell’attrice e del suo rapporto con il regista. Complimenti a tutti!
???
Non capisco quando Franz dice che la “recensione rappresentativa on line non rispecchia minimamente ciò che è stato messo in scena”.
A me la scheda dello spettacolo sembra piuttosto chiara; forse creava delle aspettative superiori a ciò che poi lo spettacolo era in grado di dare, questo sì… ma anzi rileggendola forse rivaluto un po’ il risultato finale, che comunque resta per me piuttosto deludente.
Ehi! ma noi c’eravamo!Stretti nel freddo!w Medea!
Mi sembra molto bello che uno spettacolo susciti un dibattito o scambio di opinioni, l’impegno ad inserire il proprio contributo; generalmente gli spettacoli contemporanei sono ben confezionati ma già conclusi in se stessi, quasi autisticamente autoreferenziali…
Invece la funzione del teatro, fin dall’antichità (e l’ambientazione di questa Medea ce lo ricorda) è anche di rottura degli schemi e dell’ovvio… E tutto ciò crea un’ impasse con varie reazioni, paralisi e anche rifiuto, talvolta….
Bellissimo merito di questo spettacolo che sa ancora scolvolgere e fare arrabbiare, proprio perchè abbatte le nostre difese e fa scacco matto con tutti i suoi strumenti, non certamente improvvisati ma intricati perchè capaci di usare la lingua del sogno, in cui alla fine non c’è ricordo esplicito e chiaro di ciò che è avvenuto in scena ma perdita di confini, come nelle nenie dell’infanzia, nella trance e nella catarsi…
A me è accaduto questo, difficile risalire con chiarezza alla dimensione oggettiva fatta di parole e gesti e cogliere tutti gli echi del testo, ma il regno del teatro è probabilmente nel sentire e non solo nel pensare razionale… Mi ha commosso l’antica paura della diversità con cui ti mette a contatto, il gioco di proiezioni che svela come nell’altro diverso ci sia sempre il rischio di intravedere il diverso che c’è in ciascuno di noi, più facile scappare… Nell’ascolto della sofferenza di Medea c’è tutto il senso del limite che ci spaventa, il limite che è probabilmente il senso della vita, c’è sempre un luogo o un tempo in cui si è stranieri, in cui non si basta o non si è completi, in cui viene meno l’infantile senso di onnipotenza… E’ che noi l’abbiamo dimenticato, è la naturale delusione metafisica dell’incarnare se stessi e non tutto il resto, il nostro limite oggettivamente determinato e la nostra diversità che sono anestetizzati e compensati da un mondo che ci illude che “tutto giri intorno a te”e che poi ci rifiuta perchè, al contrario, ci ricorda che non siamo abbastanza, cioè che da soli non possiamo essere il tutto di cui quotidianamente evoca il bisogno…
Siamo tutti Medea trans, grazie infinite.