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Calatafimi Segesta Festival 2010

Il sito ufficiale del Segesta Festival

Parco Archeologico

SEGESTA
Città famosa per i suoi due monumenti principali, il tempio dorico e il teatro, Segesta vive ora una nuova stagione di scoperte, dovute a ricerche e scavi che il Servizio per i beni archeologici della Soprintendenza di Trapani, diretto dalla dott.ssa Rossella Giglio, ha promosso in questi ultimi anni, per restituire sempre meglio l’immagine antica della città.

CENNI STORICI
Segesta fu una delle principali città degli Elimi, un popolo che, secondo la tradizione antica, proveniva da Troia. La città fortemente ellenizzata per aspetto e cultura, raggiunge un ruolo di primo piano tra i centri siciliani e nel bacino del Mediterraneo, fino al punto di poter coinvolgere nella sua secolare ostilità con Selinunte anche Atene e Cartagine. Distrutta Selinunte grazie all’intervento cartaginese nel 408 a.C., Segesta visse con alterne fortune il periodo successivo, fino ad essere conquistata e distrutta da Agatocle di Siracusa (nel 307 a.C.), che le impose il nome di Diceòpoli, città della giustizia.
In seguito, ripreso il suo nome, passò nel corso della prima guerra punica ai Romani che, per la loro comune origine troiana, la esentarono da tributi, la dotarono di un vasto territorio e le permisero una nuova fase di prosperità.
Segesta venne totalmente ripianificata sul modello delle grandi città microasiatiche, assumendo un aspetto fortemente scenografico. Si è a lungo ritenuto che Segesta venisse abbandonata dopo le incursioni vandale, ma recenti indagini hanno rivelato una fase tardoantica, un esteso villaggio di età musulmana, seguito da un insediamento normanno–svevo, dominato da un castello alla sommità del Monte Barbaro.

LA CITTA’
La città occupava la sommità del Monte Barbaro (due acropoli separate da una sella), naturalmente difeso da ripide pareti di roccia sui lati Est e Sud, mentre il versante meno protetto era munito in età classica di una cinta muraria provvista di porte monumentali, sostituita in seguito (nel corso della prima età imperiale) da una seconda linea di mura ad una quota superiore.
Un lungo tracciato esterno di una fortificazione di età arcaica è stato rimesso in luce nel corso degli scavi recenti.
Lungo le antiche vie d’accesso alla città, si trovano due importanti luoghi sacri: il tempio dorico (430–420 a.C.) e, al di fuori delle cinte murarie, il santuario di Contrada Mango (VI–V sec. a.C.).
Nuovi dati sulla topografia del sito sono forniti dal recente ritrovamento di una lunga fortificazione esterna, che ingloba il tempio, al di fuori della quale è stata individuata una necropoli ellenistica.
L’urbanistica di Segesta è ancora in corso di indagine; sono segnalati alcuni probabili tracciati viari, l’area dell’agorà ed alcune abitazioni. Sull’acropoli Nord, dove si trova il teatro, sono visibili i resti più recenti di Segesta: il Castello, la Moschea e la Chiesa, fondata nel 1442 su un terreno pluristratificato.

IL CASTELLO EUFEMIO
Nella parte più antica e più occidentale della città sorge il vecchio Castello Eufemio che la tradizione vuole sia stato innalzato intorno al 1200. Sorto sull’area e sui ruderi di un castello più antico, ai piedi del quale ebbe origine il primo nucleo abitato di Calatafimi, fu dimora dei governatori della città.
Nel 1868, trasferite le prigioni dentro l’abitato, per il colpevole abbandono in cui lo lasciarono le autorità municipali, cominciò a crollare. Ed ora di questo antico maniero, non restano altro che i larghi avanzi delle due torri sul frontespizio, con alcuni motivi architettonici e parte della cortina che le congiungeva, i due forti archi del vestibolo, la lunga galleria sottostante alla parte più ad Ovest del piano della corte, i grandi muraglioni di Sud ed Ovest e le due feritoie sul muro di mezzogiorno.
Dall’alto colle in cui è situato il castello si può ammirare uno stupendo panorama, infatti si ha un’ampia veduta di tutta la cittadina, del tempio di Segesta e del monte Barbaro sul quale, sorgeva il secondo Castello dell’ allineamento colle Eufemia, monte Barbaro, monte Bonifato, monte Inici, su questi ultimi due sono stati rinvenuti rispettivamente i resti di una torre saracena e di un castello.

 IL TEATRO
teatro-antico-segestaIl teatro, costruito sul versante nord dell’acropoli di Segesta, si apre su un vasto panorama dominato dal monte Inici; a destra lo sguardo arriva fino al golfo di Castellammare.
Costruito con blocchi di calcare locale, presenta forme tipiche dell’architettura greca, anche se la cavea non poggia direttamente sulla roccia ma è interamente costruita e delimitata da poderosi muri di contenimento (analemma). Dall’alto si entrava al teatro attraverso due ingressi sfalsati rispetto agli assi principali dell’edificio. La cavea, con i sedili per gli spettatori, ha un diametro di 63,60 m ed è divisa orizzontalmente da un corridoio (diazoma); nella parte inferiore sono disposte ventuno file di posti, divise da sei scalette in sette cunei (kerkides) di dimensioni variabili. La fila superiore aveva sedili forniti di schienale. Delle gradinate della summa cavea rimangono solo poche tracce. Recenti ricerche hanno mostrato l’esistenza anche di un settore di gradinata più in alto, tra i due ingressi, parzialmente riutilizzato nella necropoli musulmana (prima metà del XII secolo).
Nel complesso, il teatro poteva contenere 4000 spettatori. L’orchestra (cioè lo spazio dove, nel dramma antico, agiva il coro), a semicerchio oltrepassato, ha un diametro di 18,40 m. Vi si accedeva dalle parodoi (ingressi laterali) che, come in quasi tutti i teatri greci di occidente, sono ortogonali all’asse dell’orchestra.
Pochi filari di blocchi (per una lunghezza di 27,40 m e larghezza di 9,60 m) permettono di ricostruire la pianta della scena (logeion), un edificio di due piani negli stili dorico e ionico e con due corpi laterali avanzati (come nel teatro di Dioniso ad Atene) ornati da satiri scolpiti ad altorilievo. Una bella strada lastricata corre lungo il lato ovest del teatro, raggiungendo l’orchestra e l’ingresso ad una grotta naturale, in cui si trova una sorgente sacra. Tale grotta fu frequentata in epoca preistorica (antica età del bronzo – cultura del Bicchiere Campaniforme) e fu inglobata nel muro di sostegno della cavea. Il grande edificio, che anticipa soluzioni dell’architettura teatrale romana, si può datare, su base stilistica e stratigrafica, alla metà del II secolo a.C., quando Segesta, entrata ormai stabilmente nell’orbita di Roma, realizza un nuovo assetto monumentale della città.

ABITATO RUPESTRE
Scavi recenti hanno rivelato che le abitazioni più antiche della città (dalla fine del VI secolo a.C.) erano realizzate lungo i pendii del monte, praticando tagli regolari nel banco roccioso e alzando alcuni tratti in muratura solo dove la roccia la roccia tagliata non raggiungeva l’altezza desiderata per l’ambiente. Tali case hanno avuto una lunga vita, punteggiata da vari rifacimenti, fino all’età medioevale.

MURA E PORTE
Il vallone naturale che si trova sul fianco occidentale del Monte Barbaro costituisce un accesso naturale alla città.
Il ritrovamento, in occasione di recenti campagne di scavo, di un lungo tratto di una cinta fortificata di età arcaica ha confermato l’iniziale notevole estensione della città.
La difesa della città è stata affidata infatti, nel corso dei secoli, ad un complesso fortificato che col tempo ha subito notevoli cambiamenti.
La cinta di mura di età arcaica (VI secolo a.C.) e di età classica (inizi V sec. a.C.), seguiva la forte pendenza della valle fino a chiuderla come in una diga; una larga apertura al centro costituiva il varco d’accesso, che venne successivamente (seconda metà–fine del V sec. a.C.) rinforzata da due grandi torri e poi dimezzata da un muro collegato alla torre Ovest.
In posizione più elevata, il controllo della valle era affidato a una sorta di bastione fortificato sul piccolo pianoro dove tre torri controllavano la zona della Porta di Valle e la strada verso Porta Stazzo, probabilmente la porta principale d’accesso alla città (oggi è presente il sentiero pedonale per il teatro).
Tra la fine del IV sec. e la seconda metà del III sec. a.C., la Porta di Valle fu chiusa e fu costruito un muro più arretrato (cosiddetta cinta di mezzo); nel corso della prima età imperiale si costruì la cinta muraria superiore, anche in funzione della contrazione della città.

IL TEMPIO
tempio-greco-segestaIl grande tempio era un periptero greco – siceliota di 6×14 colonne. Dopo l’innalzamento del colonnato la costruzione rimase incompiuta, molto probabilmente a causa della presa della città da parte dei Cartaginesi, nel 409 a.C.
Infatti la cella, di cui oggi non si conserva traccia visibile in superficie, sicuramente fu progettata, cominciata ma non finita (come testimoniano alcuni tratti della fondazione individuati in recenti saggi di scavo). Nel colonnato (peristasi), le bozze sulle gradinate (crepidoma) e sulle colonne, che di solito venivano asportate soltanto nella fase di rifinitura, testimoniano lo stato di incompiutezza del tempio.
Le bozze utilizzate per il sollevamento e la messa in opera dei conci illustrano bene (insieme ad altri accorgimenti) alcune importanti caratteristiche della tecnica costruttiva di età classica. Nelle sue proporzioni generali, nella sintassi delle sue membra e nelle caratteristiche stilistiche (capitelli, cornicioni, curvatura delle linee orizzontali) il tempio segue fedelmente i modelli dell’architettura classica delle città greche in Sicilia, specie nella vicina Selinunte. Alcune forme particolari (palmette nei soffitti dei cornicioni angolari, modanatura del timpano) e le proporzioni degli elementi architettonici indicano anche una buona conoscenza della contemporanea architettura attica. Del culto e dell’altare presso il quale era praticato non si hanno notizie. Tuttavia, i modesti resti di un semplice edificio sacro precedente, scoperti nello scavo al centro del tempio, fanno ipotizzare un luogo di culto piuttosto antico.

FONTE: portale ufficiale del Comune di Calatafimi Segesta

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