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Calatafimi Segesta Festival 2008

Il sito ufficiale del Segesta Festival

Presentazione

Pagina pubblicata il: 16th Lug, 2008

Anche quest’anno si rinnova l’appuntamento con il “Calatafimi Segesta Festival”, l’attesa manifestazione dell’estate siciliana che ci auguriamo possa riscontrare, anche in questa seconda edizione, lo stesso successo dello scorso anno.
Lo sforzo dell’Amministrazione comunale è stato davvero notevole e al limite delle proprie possibilità: perché se da un lato sentiamo il dovere e – diremmo – l’obbligo di dare il nostro contributo alla valorizzazione di quel tesoro del nostro territorio che è Segesta, dall’altro non si può non considerare che l’onere economico del Festival grava quasi per intero sul bilancio del Comune (che, com’è noto, è un piccolo Comune).
Ecco perché esprimiamo il nostro ringraziamento più sentito all’Assessore ai Beni Culturali, on. Antonello Antinoro, e al Soprintendente di Trapani, arch. Giuseppe Gini, per il rapporto di stretta collaborazione che ha consentito l’inserimento nel programma artistico del progetto FORME E MUSICA PER RISOGNARE IL MITO, articolato in quattro proposte artistiche, una delle quali, MEDEA E LA LUNA, è proprio lo spettacolo d’apertura del Festival.
La presenza di questi spettacoli direttamente promossi dall’Assessorato e dalla Soprintendenza - e concordati con la direzione artistica – ha contribuito notevolmente ad arricchire la qualità del programma e ci ha aiutato nel poter orientare le nostre risorse nel proseguimento di quel percorso, già avviato lo scorso anno, di migliorare sempre di più la qualità dei servizi e dell’immagine, di dotare la manifestazione di un sito Internet accattivante e di facile consultazione, nonché di usufruire di una biglietteria online e di una buona diffusione dei punti di prevendita e di accogliere al meglio il pubblico, che ci auguriamo vorrà seguire con interesse l’intera programmazione.
Un altro degli obiettivi raggiunti è l’aver mantenuto relativamente basso il costo dei biglietti d’ingresso, mentre sono previste, anche quest’anno, le riduzioni per i residenti di Calatafimi Segesta.
Una novità, per rendere più fruibile gli spettacoli al grosso bacino d’utenza che ogni anno ci segue dal capoluogo, è la riattivazione del servizio bus che collegherà Palermo al Teatro di Segesta per tutti gli appuntamenti del Festival.
Ci auguriamo, sicuri di esprimere il sentimento dell’intera comunità di Calatafimi Segesta, che la collaborazione e il coordinamento istituzionale espressi quest’anno tra l’Amministrazione locale, l’Assessorato Regionale ai BB.CC. e la Soprintendenza di Trapani, possa consolidarsi su progetti sempre più ambiziosi, allargarsi proficuamente, in una logica di rete, anche ad altre istituzioni e aprirsi a una progettualità europea, al fine di valorizzare sempre di più il tesoro di Segesta, anche in funzione dello sviluppo del nostro territorio.

Nicolò Ferrara
Sindaco

Mimmo Scavuzzo
Assessore ai Beni Culturali

 

Nel Fedro, una delle opere più famose di Platone, Fedro e Socrate dialogano sulla sorte delle anime dopo la morte, si accenna alla celeberrima “dottrina delle idee”, affrontano, tra l’altro, il tema dell’amore e quello dell’anima.
Alla fine, attenuatasi la calura del giorno, i due ritengono sia giunto il momento di congedarsi e Socrate chiede a Fedro se non convenga, prima d’incamminarsi, rivolgere una preghiera alla divinità di quel luogo.

FEDRO: Certamente.
SOCRATE: “Caro Pan e voi altre divinità di questo luogo, concedetemi la bellezza interiore dell’anima e, quanto ai beni esteriori che possiedo, fate che siano in accordo con quelli interiori. Che io consideri ricco il saggio e che io possieda tanto oro quanto non potrebbe prenderne e portarne con sé altri che il temperante”. Dobbiamo chiedere qualcos’altro, Fedro? Mi sembra di aver pregato a sufficienza.
FEDRO: Prega che anch’io possa ottenere questi beni: infatti, tra amici tutto è comune.
SOCRATE: Andiamo.

Appare un po’ strana, ma solo apparentemente, questa invocazione finale indirizzata proprio a Pan (o Pane), antica divinità arcadica che la tradizione vorrebbe figlio di Ermes e di una ninfa e che, col trascorrere dei secoli, sembra aver suggerito anche l’iconografia del demonio.
Analizzando a fondo il pensiero platonico, la sua idea di anima, l’immagine della “biga alata” e dell’auriga che deve guidare i due cavalli, quello bianco e quello nero, il suo concedere uno statuto anche al cavallo nero (metafora delle pulsioni irrazionali), si comprende che l’invocazione a Pan è del tutto pertinente perchè la posta in gioco è l’unità dell’io.
Non meno strana è la consuetudine degli antichi Greci di dotare i loro edifici scenici di una decorazione architettonica e scultorea costituita da telamoni in figure del dio Pan.
La presenza di due telamoni in forma di Pan sembra sia stata effettivamente riscontrata anche nel teatro di Segesta, così come in altri teatri antichi, quasi a sottolineare la sua funzione di nume tutelare del rito teatrale.
Queste due suggestioni – la preghiera a Pan nel Fedro di Platone e la presenza del suo simulacro negli antichi edifici scenici – suggeriscono un accostamento naturale e immediato tra il teatro, la sua radice più remota, e le questioni che riguardano l’anima; tra il teatro, edificio imprescindibile di ogni insediamento urbano nell’età antica, e l’identità comunitaria che, attraverso il mito e la celebrazione teatrale, si interroga su se stessa e si conferma; tra il teatro e le divinità dei luoghi, lo spirito dei luoghi, che – a loro modo – ci parlano di identità e contraddizioni che chiedono d’essere ascoltate.
Tali premesse sono state a fondamento della programmazione artistica del Calatafimi Segesta Festival 2008, nella ricerca di spettacoli che potessero il più possibile trovare un dialogo con lo “spirito dei luoghi”, pur sempre attraverso declinazioni diverse, Dalle sorgenti alla nuova scena, partendo dal mito, dai classici, passando per Shakespeare o per Ramuz, e approdando anche alla “nuova scena” con un autore come Ravenhill, che volge un occhio contemporaneo e impietoso alle figure mitiche del passato, o una Medea che afferma la sua “diversità” di straniera e di neo-donna, o ancora un Prometeo degli Archivio Zeta, con il loro rigoroso teatro-di-parola radicato alla terra e alla pietra.
Com’è noto, le intenzioni programmatiche non sempre si coniugano felicemente con la realtà, fatta di difficoltà le più diverse, dovute anche ai tempi che si attraversano. Ecco perché non posso non citare tre avvenimenti, tre “incontri” fondamentali, che hanno reso possibile la composizione del programma.
Il primo è l’intervento diretto della Soprintendenza ai Beni Culturali di Trapani, insieme a cui si è concepito e inserito nel cuore del Festival il progetto “Forme e musica per risognare il mito – Mito e Sogno nel Teatro Interattivo”, direttamente promosso dall’Assessorato Regionale ai Beni Culturali ed Ambientali, sostanzialmente composto dal polittico di “Medea e la luna”, “Addìo alle armi”, “Segesta Eneide” e “La passione delle Troiane”.
L’altro è l’incontro con Aurelio Gatti che, oltre a presentare a Segesta due sue importanti produzioni, “Ione” e il “Ciclope”, ha messo a disposizione del Festival l’esperienza organizzativa del circuito Teatri di Pietra: una collaborazione già avviata nel 2007 e rafforzatasi quest’anno attraverso un proficuo e costante scambio di idee e progetti.
L’altra ancora, non ultima per importanza, la collaborazione con Giancarlo Cauteruccio e il Magna Grecia Teatro Festival che si svolge in Calabria.
Tutto ciò ha permesso di proseguire il cammino verso una riqualificazione dei servizi e dell’immagine complessiva del Festival, già avviato lo scorso anno con la collaborazione dell’Associazione Teatri Aperti.
Se è vero che comporre il programma artistico di una rassegna è un po’ come dar vita a una creazione, la cui identità prende a vivere e pulsare di vita propria, mi accorgo, passando in rassegna tutti i titoli, che sì, c’è la leggerezza dei Plauto e dei Ramuz o la gioia della musica (guai se non ci fosse), c’è il dramma satiresco del Ciclope e la ilarotragedia di Ione, ma in fondo serpeggia qui e là un’inquietudine. Lo straniero, l’altro, il profugo, il diverso, il migrante, il naufrago, si incarnano ora in un personaggio ora in un altro, ora è la Medea magara “calabrese” di Corrado Alvaro, ora è il ciclope, ora è il dolore delle Troiane che andranno schiave ai vincitori in terre straniere, ora è lo stesso Enea, paradigma del profugo che lascia la propria città distrutta, alla ricerca di una patria nuova, difficile da raggiungere, incerta. E il suo “errare”, che lo apparenta ai troppi profughi e migranti di oggi, ci dice che questo “altro”,  con cui siamo chiamati a fare i conti, è la sfida fra le più ardue del nostro presente.

Enrico Stassi
Direttore Artistico

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