L’INFINITO GIACOMO
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Domenica 21 agosto – ore 5
Vizi e virtù di Giacomo Leopardi
Ritratto inedito del poeta attraverso le sue opere
di Giuseppe Argirò
con Giuseppe Pambieri
musiche di Mozart, Bach, Beethoven, Chopin, Rachmaninov
regia Giuseppe Argirò
Associazione Donne di Itaca Lab di Adriana Palmisano.
Spettacolo perfetto per l’Alba di Segesta, L’infinito Giacomo ha inizio proprio in quella che Bergman chiamava “l’ora del lupo”: quell’ora tra la notte e l’alba in cui il sonno è più profondo, il limen tra il sogno e la veglia è più labile, i sogni (o gli incubi) più vividi. In questo spazio sospeso, fisico e temporale, prendono forma e voce i versi e l’animo di Giacomo Leopardi.
«L’imperfezione del genio – dice Giuseppe Argirò –, in tutta la sua irregolarità, conduce alla solitudine, a un pellegrinaggio estenuante nell’universo. Leopardi è un re senza regno, è Amleto che arriva oltre il limite del conoscibile, supera la coscienza affermando la vita nel suo groviglio inestricabile di bene e male; per il genio tutto è noia, è tedio incommensurabile. Il poeta di Recanati, con lucido disincanto, affonda a piene mani nella verità e ne trae la radice del dolore. È inutile chiedersi a che punto sia la notte; la notte non finisce… mai. I regni, i globi, i sistemi, i mondi, non sono che una pallida rappresentazione del pensiero dell’uomo, ma l’anima giace nelle profondità ed è a tutti invisibile tranne al poeta che può profanare il suo mistero e consegnarlo all’uomo. Leopardi, affettuosamente Giacomo, nel nostro viaggio, non appare così distaccato e lontano dai piaceri terreni, non ci sembra affatto disinteressato a ciò a cui aspira la gente comune. Giacomo è vulnerabile, ansioso, riservato, schivo, eppure è pervaso da un desiderio inesauribile di vita. Giacomo è goloso, non può fare a meno di dolci, cioccolata, paste alla crema e gelati. In questo ricorda Mozart, altra creatura divina nella sua sregolatezza. Non a caso alcune delle sue più scandalose composizioni, fanno da contrappunto agli aneddoti più divertenti della vita di uno dei massimi autori italiani. La biografia romanzata che esce fuori dalle pagine dell’Epistolario e dello Zibaldone, ci aiuta a costruire un ritratto singolare ed inedito del nostro poeta. Leopardi, con grande sincerità, confessa le sue paure come la sua fobia per l’acqua, un fastidio che giungerà al parossismo e alla comicità, culminando nel rifiuto del bagno almeno settimanale. Non mancano gli spunti divertenti per riflettere sul suo rapporto con l’eros e la sessualità. Nelle sue stesse parole, il desiderio di una vita normale, è incessante: il dono della poesia appare spesso come una maledizione divina che lo segna come diverso, lo condanna a una sofferenza eterna e lo affranca contro ogni sua volontà dal mondo che lo circonda».
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