TRUCULENTUS

Sabato 27 e domenica 28 agosto – ore 21.00

da Tito Maccio Plauto
drammaturgia e traduzione di Aurelio Gatti e Sebastiano Tringali
con Eleonora Brigliadori, Sebastiano Tringali e Cinzia Maccagnano
e con Riccardo Diana, Claudia Ferri, Manuela Lomeo
regia Riccardo Diana e Aurelio Gatti
musica originale Aldo Azzaro
costumi Livia Fulvio
scene Petrokos Usaja

ARWEN FILMS / MDA PRODUZIONI DANZA

Pur considerata da Plauto una delle sue opere migliori, “Truculentus” è stata raramente rappresentata. Secondo Cicerone (De Senectute 50), Plauto si compiaceva molto, da vecchio, di questa sua commedia, che ricava il titolo da un personaggio secondario, il servo rude e zoticone di Strabace. La protagonista della commedia, in realtà, è una prostituta abile e rapace, di nome Fronesio. Ella inganna con sapienza i suoi tre spasimanti (uno dei quali è proprio il servo Strabace), che ruotano intorno alla sua casa: tipici caratteri della comicità plautina, che gareggiano fra loro per acquisire i favori della donna.
L’allestimento che viene presentato a Segesta è un omaggio alla commedia Plautina, un attento lavoro che introduce la formula dell’ en travestì, ampiamente utilizzata nella commedia dal ’500 ai primi dell’ ’800. Del resto, la condizione di incertezza per l’andata in scena genera un percorso parallelo alla trama dell’opera, fornendo materia e argomenti per un esilarante intreccio tra la vita del teatro e la tessitura della commedia.
Anche se l’opera mostra un gusto comico, nelle sue battute, forse troppo distante dal nostro per ottenere ancora l’effetto di irresistibile ilarità che Plauto sicuramente esercitava sul suo pubblico, questa messa in scena risulta ugualmente pregevole, proprio per il tentativo – riuscito perfettamente – di far rivivere un mondo che affrontava già, più di duemila anni fa, gli stessi argomenti sui quali ancora oggi basiamo gli spunti più divertenti del nostro teatro comico: il fulcro del Truculentus è proprio questa donna disinibita, Fronesio, che, pur dalla sua bassa posizione sociale, tiene in pugno ben tre uomini, senza che nessuno di essi riesca mai a protestare efficacemente.
Potrà, dunque, essersi affievolito l’effetto comico delle battute, ma non l’eterna freschezza del messaggio umano cui Plauto continuamente allude, “strizzando l’occhio” al suo pubblico.
Nella nostra messa in scena corre, parallela alla vicenda plautina, la storia di un “disastro” teatrale: la compagnia in meno di 5 minuti, viene a conoscenza che numerosi suoi attori sono andati via. Nell’imminenza del segnale ”chi è di scena”, la situazione precipita fino a far pensare che, probabilmente, non sarà possibile affrontare lo spettacolo. Ma il teatro nel suo raccontarsi attraverso situazioni ora umane ora rocambolesche, giunge sempre e ancora una volta al suo compimento. Eleonora Brigliadori (ora Diniarco ora Fronesio), Sebastiano Tringali (tramutatosi per necessità nella vecchia Astafio), lo stesso direttore di scena, Cinzia Maccagnano (costretta in un sorprendente Truculento): sono tutti elementi di una messa in scena totalmente dedicata e asservita all’interprete e all’attore.

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